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Natale

Dolce/ Natale

Mandorle pralinate

Il profumo di queste mandorle mi piace moltissimo…mi ricorda la fiera del mio paese…mamma mia che buone!!!

Sono semplicissime…provate a farle e scrivetemi.

Buona giornata e alla prossima!

Mandorle pralinate

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Dolce/ Natale/ Veloci

Frollini alle mandorle

Com’è bello durante i pomeriggi freddi mangiare dei biscottini deliziosi e sorseggiare un tè caldo!!!

Che dite…volete preparare questi frollini al profumo di mandorle?

Io li ho fatti a forma di angelo perchè fra meno di un mese sarà Natale…e Voi?

Confezionati in bustine con un bel fiocco potrebbero diventare un regalo fatto con amore!!!

Frollini alle mandorle

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da Taniuccia n° persone: 20 pezzi
Tempo di preparazione: 40 min.

Ingredienti

  • - 250 gr di farina "00";
  • - 125 gr di zucchero;
  • - 1 uovo;
  • -120 gr di burro a pezzetti;
  • - 1 pizzico di sale;
  • - 1/2 cucchiaino di bicarbonato;
  • - mezza fialetta di aroma mandorle;
  • - mezza fialetta di aroma vaniglia.

Preparazione

1

In un robot da cucina mescolate il burro con la farina.

2

Poi unite il resto degli ingredienti.

3

Il composto ottenuto va avvolto in pellicola e fatto riposare in frigo per 30 minuti.

4

Stendete l'impasto per uno spessore di 4 millimetri e con un tagliabiscotti ricavate i frollini.

5

Metteteli su una teglia rivestita di carta forno e cuocete in forno caldo a 160° C modalità ventilato oppure 180° C statico per 14 minuti.

 

Natale/ Salato/ Veloci

Spaghetti al salmone e patate con aneto e pepe rosa

La pasta con il salmone è un ottimo primo di pesce; un primo piatto raffinato della cucina internazionale, un classico intramontabile, ormai datato, ma che piace davvero a tutti. È una realizzazione espressa, che si realizza giusto il tempo necessario alla cottura della pasta; sicuramente alla portata di tutti e che non sfigura nei giorni di Festa, a Natale e Capodanno; da non disdegnare però durante il restante periodo dell’anno.
Questa mia versione è leggermente rivisitata (se vogliamo anche più light), senza la panna o la crème fraîche. La cremosità al piatto è stata conferita grazie all’utilizzo delle patate (e del loro indispensabile amido).

Invece, ho voluto completare ed arricchire il piatto con il tocco finale del pepe rosa che non è un vero e proprio pepe (ma grazie al suo colore rende il piatto Natalizio), anche se porta questo nome: non si ricava infatti dal piper nigrum ma da una bacca, di colore rosa appunto, di una pianta che si chiama shinus molle, originaria dell’America Latina. Il suo sapore è molto più delicato e speziato rispetto a quello del pepe ed il suo retrogusto, che ricorda il limone (e che ben si combina con il salmone), può donare alcune note caratteristiche ad ogni piatto.

Se avete voglia e tempo, potrete creare il piatto con la pasta fatta a mano, che non è sicuramente paragonabile a quella secca acquistata (che dovrà comunque essere di ottima qualità) e che conferirà al piatto un valore aggiunto. In questo caso vi consiglio di cliccare qui per vedere, passo passo, come realizzarla.

Spaghetti al salmone e patate con aneto e pepe rosa

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da Taniuccia n° persone: 4
Tempo di preparazione: 30 min.

Ingredienti

  • - 500 gr di spaghetti;
  • - 250 gr di patate;
  • - 150 gr di salmone affumicato;
  • - 50 gr di burro;
  • - brandy o cognac;
  • - aneto q.b.;
  • - sale q.b.;
  • - pepe rosa q.b..

Preparazione

1

Iniziate a preparare gli ingredienti. Sbucciate le patate, lavatele e tagliatele a dadini di 1 cm di lato. Mettete i dadini in una ciotola con acqua fredda. Tagliate le fette di salmone affumicato a listarelle.

2

Fate sciogliere il burro in una padella capiente. Aggiungete il salmone e fatelo rosolare a fuoco basso per 2/3 minuti, mescolate con un cucchiaio di legno e sfumate con il brandy (o con il cognac, se preferite); aumentate la fiamma e cuocete per altri due minuti (non di più!). Aggiungete l'aneto sminuzzato e il pepe rosa leggermente pestato. Spegnete e togliete dal fuoco.

3

Portate a ebollizione abbondante acqua in una pentola, salate e versatevi i dadini di patate. Cuocete per 4/5 minuti, in modo che le patate siano tenere, ma ancora ben compatte. Immergete gli spaghetti nell'acqua e cuoceteli al dente.

4

Prelevate l'acqua di cottura della pasta, scolate gli spaghetti e trasferiteli nella padella con la salsa del salmone, sotto la quale avrate riacceso il fuoco (al minimo); mescolate e lasciate insaporire per 1 minuto.

5

Se fosse necessario, unite l'acqua di cottura.

6

Servite gli spaghetti ben caldi; spolverizzate con aneto tagliuzzato al momento.

Note

IL VINO: l'aneto profuma questo piatto che richiede bianchi di piacevole aroma, come il Müller Thurgau del Trentino o il Sauvignon dell'Isonzo del Friuli. In alternativa all'aneto, per insaporire il piatto, potete utilizzare del finocchietto o del finocchio fresco piuttosto che del prezzemolo o qualche stelo di erba cipollina.

Dolce/ Natale

Cartellate Baresi

Le cartellate (nella zona del barese carteddàte o scartilléte, o péttue oppure chelustre o ancora sfringioli, a Lucera crùstele, a Torremaggiore névele, a San Giovanni Rotondo carangi, nel Salentino cartiddate, chiòsere a Gravina in Puglia), sono dei tipici dolci originari della Puglia e prodotti anche nelle regioni limitrofe (nèvole o crispelle in Calabria e rose o crispedde in Basilicata).

Rappresentano il fiore all’occhiello dei dolci Pugliesi, anzi Baresi, simbolo dell’allegria, dell’esultanza e della festa.

E sì…perché possiamo trovare diverse ricette pugliesi per prepararle ma quelle Baresi, a onor del vero, si differenziano quasi del tutto dalle altre preparazioni per la forma, gli ingredienti dell’impasto, per la forma e la manipolazione e soprattutto per un ingrediente fondamentale: il mosto – non il vino – cotto (“sapa”, come lo chiamava Varrone e “careno” o “defrito”, nel Medioevo, a seconda se si aggiungeva acqua o meno al mosto) o il cotto dei fichi (tipici di Bari) in luogo del miele. In commercio, erroneamente, lo troverete come Vincotto.

Non se ne conosce l’etimologia né l’origine. Linguisti e demologi azzardano supposizioni, ma nessuno può affermare con certezza la paternità di questo dolce che è sicuramente natalizio. Ed è proprio in virtù della sua tipicità, legata alle festività di Natale, che ricorre l’ipotesi seppur fantasiosa, per la tradizione cristiana, che lo accosterebbero all’aureola o alle fasce che avvolsero il Bambino Gesù nella culla, ma anche alla corona di spine al momento della crocifissione.

Il nome potrebbe derivare da carta, incartellate, cioè sinonimo di incartocciate, secondo la loro tipica forma arabesca.

Tra le varie ipotesi sia il dizionario Saracino sia il Nobile fanno derivare la parola dal greco kartallos che vuol dire cesto o paniere a forma puntuta.

Esse vengono raffigurate la prima volta in una pittura rupestre del VI secolo a.C. rinvenuta nei pressi dell’attuale città metropolitana di Bari in cui viene rappresentata la preparazione di un dolce assai simile chiamato la lanxsatura: il piatto colmo era offerto agli Dei secondo il culto di Cerere, di probabile origine greca e associato alle offerte fatte a Demetra, dea della terra, durante i misteri Eleusini.

Agli albori del Cristianesimo, queste frittelle rituali si sarebbero trasformate in doni alla Madonna, cucinati per invocarne l’intervento sulla buona riuscita dei raccolti.

Le cartellate sono, inoltre, citate come “Nuvole et procassa” nel saggio “Ars Coquinaria barensis al banchetto nuziale di Bona Sforza nel 1517”, scritto in occasione del pantagruelico convivio sponsale (di marca Pugliese) della figlia d’Isabella d’Aragona (Duchessa di Bari) nonché in un documento,  redatto dalle monache di Santa Scolastica, benedettine di un convento di Bari ubicato a pochi metri dalla Basilica di San Nicola, intitolato “Esito di provisione, pasti e spese nelle domeniche”, risalente all’anno 1762, in cui testualmente si legge: “piatto dolce, o siano cartellate dalle monache…”.

Una cosa è certa…le cartellate per la loro colorazione e struttura hanno la forma dell’affascinante rosa nera di Halfeti.

Cartellate Baresi

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da Taniuccia n° persone: 50 pezzi circa
Tempo di preparazione: 2 h

Ingredienti

  • - 1 kg di farina "00";
  • - 200 gr di vino bianco secco;
  • - 100 gr di olio e.v.o.;
  • - 500 ml di olio e.v.o. (o se desiderate olio di semi di arachidi) per friggere;
  • - 1 kg di mosto cotto o cotto di fichi;
  • - polvere di cannella q.b.;
  • - chiodi di garofano.

Preparazione

1

Sulla spianatoia preparate una fontana con la farina. Versatevi al centro l'olio ed il vino ed iniziate ad impastare. Se l'imasto dovesse risultare troppo duro, aggiungete gradualmente dell'acqua tiepida. Continuate a manipolare finchè non otterrerete un pastone morbido e vellutato.

2

Quindi, prelevate della massa delle piccole parti e formate delle paganotte che dovrete assottigliare fino ad ottenere sottilissime schiacciate a forma di disco. Con la rotellina a smerli, tagliate delle strisce larghe circa 4 cm, ciascuna delle quali dovrà essere lunga una 30na di cm.

3

Piegate in due e unite con le dita (pizzicando l'impasto) alla distanza di 3 cm fino ad ottenere delle conchette che vanno arrotolate su se stesse così da formare delle roselline di circa 5/8 com di diametro.

4

Le cartellate ottenute vanno fatte asciugare per 10/12 ore su dei tavolieri in un luogo asciutto.

5

Trascorso il tempo necessario, in una padella colma di olio bollente friggete 4/5 per volta, facendole solo colorire. Con una schiumarola prendete le cartellate facendo attenzione che la parte superiore della sia capovolta. Apppoggiatele temporaneamente su di un piatto.

6

Una volta che le avrete fritte tutte, mettete sul fuoco una casseruola con il mosto cotto (o il cotto di fichi). Sempre 4/5 per volta immergete le vostre cartellate per pochi minuti. Toglietele dal recipiente con la schiumarola, avendo cura di prenderle dalla base, e sistematele in piatti bassi e larghi...magari di creta, come quelli della nonna!

7

Se desiderate, potete spolverarle con le spezie tritate finemente.

Note

IL VINO: ottimo abbinamento per gustare le cartellate a fine pasto, un bianco passito del Salento "Paule Calle" o un Moscato di Trani Passito Dolce Naturale "Kaloro" Tormaresca. Attenzione!!! Non fate bollire il mosto, come ho visto erroneamente fare alcune volte. Il cotto di fichi ha un costo di gran lunga inferiore al mosto cotto.

Natale/ Salato

Sgagliozze

Il termine sgagliozzi rimanda all’etimologia di scaglia, pezzo grossolanamente tagliato; tuttavia, giova ricordare che nel Sud Italia la parola scagliozza indica anche la moneta, quindi si può mettere anche in relazione con il colore dorato della pietanza.

Alias schiacciatine di farina di granoturco, le nostre sgagliozze sono per l’appunto fette di polenta, che generalmente vengono lasciate a seccare qualche giorno dopo la preparazione per perdere un po’ del suo contenuto d’acqua e poter essere fritte senza sciogliersi nell’olio bollente. Tagliate a forma di piccoli rombi o di triangoli vengono fritte in abbondante olio bollente e salate.

A Bari è tradizione trovare questa preparazione in bancarelle improvvisate ed allestite nel centro storico, in particolare nei giorni di festa (Natale o le due festività dedicate a San Nicola di Bari).

Così per tradizione, alla messa che ogni anno si celebra a Bari, all’alba del 6 Dicembre nella Basilica dedicata a San Nicola, si recano le ragazze da marito, spesso accompagnate da mamme, nonne, zie…

Ai primi bagliori dell’alba, quando tutta la città sembra deserta ed addormentata, basta raggiungere il sagrato della Basilica, per accorgersi che buona parte delle donne di Bari è lì.

Non c’è distinzione di classe sociale, dalle aristocratiche alle popolane, dalle studentesse alle professioniste, tutte, proprio tutte…infagottate in grandi sciarpe e celate dietro scuri occhiali da sole, si apprestano a chiedere la grazia di trovare marito, assistendo alla Santa Messa. La celebrazione è talmente affollata che non tutta la gente riesce a trovare posto in chiesa, ma le nubili attendono pazientemente il loro turno per compiere i 3 giri rituali intorno ad una certa colonna della chiesa, rito indispensabile per propiziare il tanto sospirato miracolo!

A questo punto, vi starete chiedendo cosa c’entri il cibo di strada con San Nicola e le zitelle.

Ebbene, le donne della città vecchia, già avvezze durante tutto l’anno alla vendita, sull’uscio di casa, di pasta fresca fatta a mano (orecchiette, minuicchie, strascinati, cavatelli…), all’alba del 6 Dicembre, per confortare il popolo delle zitelle infreddolite, vendono, dalle finestre delle case che si affacciano sui vicoli del borgo antico, cartocci di carta paglia con Popizze e Sgagliozze bollenti.

Ma le sgagliozze baresi, difficile da credere…ma vero, nel 2012 sono state elogiate da parte della blasonata rivista Americana “Newsweek”, tanto da rientrare, a pieno titolo, in una loro classifica stilate per recensire i migliori 101 posti dove mangiare in Europa.

La sezione è dominata da ristoranti parigini e madrileni, pub tedeschi e caffè russi.

E in Italia si legge, con sorpresa, che tra lo street food c’è la signora Maria delle sgagliozze di Bari vecchia.

Accanto al famosissimo “Caffè del Duomo” di Firenze e all’osteria “Giusti” di Modena, c’è anche, nella mini sezione sul “cibo da strada”, Maria delle sgagliozze di Bari Vecchia, o una delle sue colleghe che quasi ogni sera armate di tavolini, tegami e tutto il necessaire per la cucina occupano le loro postazioni nel borgo vecchio. La descrizione è stata affidata a Jamie Olivier, uno dei 53 migliori chef del mondo, che non lascia spazio a dubbi: “C’è una signora molto vecchia – penso che abbia un solo dente – che siede su uno sgabello basso con accanto un mucchio di polenta che sembra un cumulo di lingotti d’oro. Di fronte a lei c’è un calderone di olio bollente. La signora fa sgocciolare una delle barrette di polenta, fritta nell’olio bollente, e la serve su un foglio di carta con un po’ di sale. Straordinariamente delizioso”.

Non mi resta che darvi la ricetta per la preparazione della polenta…perché è da lì che dovete partire.

Sgagliozze

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da Taniuccia n° persone: 4
Tempo di preparazione: 1h 40 min.

In Italia sono molto utilizzate farine di diversi tipi di mais, più o meno raffinate e disponibili in granulometrie diverse: dalla cosiddetta farina "bramata", a grana più grossa, usata soprattutto nel nord per la polenta, alla farina "fioretto", usata anche per la panatura dei fritti e per la preparazione di dolci della tradizione contadina, al cosiddetto "fumetto", una farina a grana finissima ricavata dalla parte più interna dei chicchi di mais, usata anche in pasticceria e, raramente, per panificare. Non contiene glutine.

Ingredienti

  • - 350 gr di farina di mais (di cui 200 gr "bramata" e 150 gr "fioretto");
  • - 2 lt di acqua;
  • - 1/2 cucchiaio di sale.;
  • - 500 ml di olio e.v.o..

Preparazione

1

Mettete sul fuoco a bollire l’acqua in una pentola e salarla. A bollore, si può procedere versando lentamente le due farine miscelate. Versatene un po' per volta, lasciando cadere a pioggia con una mano e, contemporaneamente, mescolate energicamente con un cucchiaio di legno (fintanto che la farina non inizierà ad addensarsi, potrete utilizzare una frusta d'acciaio) con l'altra mano, così da evitare che si formino dei grumi.

2

Abbassate la fiamma a metà e continuate sempre a mescolare. La cottura dovrà durare almeno 50 minuti, meglio se un'ora. Aumentando i tempi di cottura la polenta sarà più digeribile e perderà il sapore amarognolo.

3

Verificate la consistenza della polenta. Se vi sembrerà molto densa potrete comunque aggiungere dell'acqua, altrimenti lasciate cuocere ancora.

4

Una volta pronta, la polenta va versata su un tagliere in legno e stesa fino a raggiungere uno spessore di circa mezzo centimetro.

5

La polenta così ben distesa si lascia raffreddare per un po’ prima di tagliarla in rombi, in quadratini piuttosto che in triangolini di circa 6/8 cm (per lato). Se preferite potrete conservarla, in frigo, fino al giorno dopo per farla asciugare del tutto, ponendola su di un canovaccio.

6

Ogni trancio di polenta va fritto in una padella abbastanza alta, in modo tale che le fette affondino quasi totalmente, con abbondante olio bollente.

7

La frittura delle sgagliozze deve essere omogenea, da entrambi i lati e quando sembrano ben dorate e croccanti vanno estratte dall’olio e sgocciolate.

8

Con una spolverata di sale le sgagliozze sono pronte per essere mangiate...calde, calde!

Note

IL VINO: vi consiglio di abbinare un ottimo rosso corposo come il Valpolicella Superiore Doc o il Primitivo di Manduria. Le sgagliozze sono molto economiche e mangiarle per strada passeggiando per Bari Vecchia, servite dalle signore del centro storico, bollenti in cartocci a forma di cono è divertente e suggestivo.

 

Cerimonie/ Compleanno/ Dolce/ I miei biscottini/ Matrimonio/ Natale/ Pasqua/ Per bambini/ San Valentino

I miei biscottini

Tanti anni fa mia madre realizzava torte meravigliose…tanto belle che sembravano finte. Io ero la sua assaggiatrice e consigliera.

Mi sentivo importante perché mi chiedeva sempre dei suggerimenti o anche il semplice parere su una decorazione. Poi, però, alcuni anni fa ha deciso di appendere il frullino al chiodo e mi ha chiesto: “Tany vuoi tu la mia attrezzatura???” ed io: “No mamma…grazie sinceramente non credo di riuscirci!!!”.

Una cosa è certa mai dire mai….infatti chiamatelo destino …o perché era scritto nel DNA…sta di fatto che mi ritrovo a fare ciò che per anni mia madre faceva …solo in piccolo :):)

Sì perché adoro fare i biscotti ….ed ognuno per me rappresenta una gioia …mi mette allegria. Per realizzarli al meglio, adesso, non riesco a fare a meno del matterello Tescoma che vi consiglio di acquistare…vi renderà la vita meno difficile!

Quelli nella galleria sono solo un saggio delle mie creazioni.

Trascorro ore ed ore a pasticciare …non per niente sono Taniuccia e i suoi Pasticci.

Dolce/ Natale/ Per bambini

Pandorini al limone

Molte persone tendono ad acquistare il panettone molto tempo prima rispetto alla settimana del Natale…vuoi perché è un dolce facile da mangiare….lo affetti e via….e io lavorando in un ipermercato ho visto che anche i bambini spesso vogliono la versione piccina.

Questi pandorini li ho preparati ad un corso di cucina in cui i miei piccoli amici chef di 5 anni si sono entusiasmati talmente tanto perché poi li abbiamo confezionati in bustine con un grande fiocco rosso.

Volete mettere la soddisfazione nel portare a casa un dolce fatto con le loro manine?

E’ semplicissimo e vi consiglio proprio di farlo con i vostri bambini…vedrete i loro occhi a cuoricino.

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da Taniuccia n° persone: 6
Tempo di preparazione: 50

Ingredienti

  • 120 gr di burro morbido
  • 110 gr di zucchero
  • 2 uova a temperatura ambiente
  • 110 gr di farina
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • buccia grattugiata di un limone non trattato

Preparazione

1

In una planetaria lavorate molto bene con con le fruste lo zucchero e il burro fino ad ottenere una crema bianca poi aggiungete le uova una alla volta.

2

Al termine unite la farina ed il lievito precedentemente setacciati e lo scorza grattugiata del limone.

3

Mescolate con cura.

4

Io ho usato uno stampo in silicone apposito per ottenere i pandorini se non riuscite ad acquistare potete utilizzare un pirottino grande per muffin (quelli tipo fazzoletto).

5

Nel caso riuscite ad trovare questo stampo in silicone imburrate ed infarinate comunque e cuocete in forno statico a 160°C per 35 minuti (fate sempre la prova stecchino prima di sfornare).