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Dolce/ Per bambini/ Veloci

Merendine con le mele

Ormai è diventata una fissa andare per negozi e comprare i pirottini…praticamente parto dal loro colore e poi decido cosa preparare…è proprio buffo come cambiano le abitudini.

Prima andavo in giro per fare shopping adesso sarei felicissima di vedere solo negozi che vendono casalinghi.

Il problema è LO SPAZIO…Aiuto devo comprare un altro armadio!!!!

Queste merendine sono facili veloci e buonissime.

Merendine con le mele

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da Taniuccia n° persone: 12 pezzi
Tempo di preparazione: 45 min.

Ingredienti

  • Ho usato il vasetto di yogurt come unità di misura
  • - 1 mela grande;
  • - succo di limone;
  • - 2 uova;
  • - 1 vasetto di zucchero;
  • - 1 vasetto di yogurt bianco;
  • - 4 vasetti di farina setacciata;
  • - 1 vasetto di olio di semi di girasole;
  • - cannella q.b.;
  • - 1 bustina di lievito per dolci;
  • - 1 vasetto di latte.

Preparazione

1

In una ciotola con un frustino mescolate tutti gli ingredienti tranne la mela che sbuccerete e farete a dadini irrorandola con un pochino di limone per non farla annerire (io adoro la cannella sulle mele.ed è facoltativo)

2

Il composto deve risultare liscio ed omogeneo.

3

Inserite i dadini nel composto e riempite i pirottini.

4

Cuocete a 180°c modalità statico per 30 minuti.

Food & Drink

Birra Alta Quota – Tiberia

Nasce nel 2010 a Cittareale, in provincia di Rieti, il laboratorio sperimentale di birra artigianale Alta Quota da una brillante, quanto audace, idea di Claudio Lorenzini, che con entusiasmo e determinazione ha saputo trasmettere passione e serietà a tutti coloro che si dedicano, in forme diverse ma sempre con grande slancio, dedizione e fedeltà, al consolidamento del birrificio.
Connubio ideale con la fantasia, l’estro, la passione e l’intuito dell’emergente mastro birraio Andrea che, libero dalle costrizioni dettate dalla tradizione, si è lanciato in temerarie sperimentazioni caratterizzate dall’impiego di materie prime a volte insolite ma sempre di eccellente qualità; l’alchimia tra i due fratelli ha portato, in breve tempo, questa piccola ma intraprendente e creativa realtà artigianale e le loro birre alla ribalta nazionale, riscuotendo il gradimento del pubblico laziale e del resto d’Italia.
Per le loro creazioni utilizzano l’acqua che si riversa nell’Alta Valle del Velino che fa della birra artigianale Alta Quota un capolavoro di raffinato equilibrio gustativo.
L’Alta Valle del Velino è un luogo dove l’acqua sgorga pura, limpida e cristallina.
Questo luogo esiste! Proprio a Cittareale, nella terra che ha dato i natali a Tito Flavio Vespasiano. Lì, tra atmosfere d’altri tempi, sorge il Birrificio Alta Quota. I legami che uniscono l’arte birraia di Alta Quota ed il territorio dell’Alta Valle del Velino sono molto stretti.
Ma possono contare anche su di un’altra materia prima d’eccellenza…il farro; coltivato in loco e che conferisce alle birre tipicità e valore aggiunto, consentendo di esaltare ancor di più l’identità del territorio cittarealese.
Quelle che realizzano sono birre non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia senza aggiunta di conservanti e additivi. La gasatura è quindi naturale e questo conferisce alla birra una migliore digeribilità. Quindici le birre attualmente in produzione continua alle quali si affiancano le birre stagionali prodotte con ingredienti rigorosamente legati al territorio e metodo totalmente artigianale.
Un’ultima chicca…all’interno del birrificio troverete anche l’Osteria, arredata con materiale di riciclo; un ambiente accogliente e funzionale dove potrete degustare tutte le birre accompagnate da genuini prodotti del territorio.
Sostare all’Osteria significa entrare in contatto con lo stile di vivere “Alta Quota”.
Nata dall’idea di Claudio e della moglie Emanuela, con l’intento di ricreare una vecchia osteria, il locale racchiude passione, fantasia, follia, fascino e determinazione.

Il loro slogan: “Facciamo innamorare”; non è riferito solo ai loro prodotti ma anche al territorio che li ospita.

Tiberia

è una birra ad alta fermentazione prodotta con sedano bianco di Sperlonga che le conferisce un sapore moderatamente aromatico. Dal colore biondo ambrato con leggere sfumature verde chiaro. Al naso offre un bouquet ricco di sentori vegetali intensi ed avvolgenti.
È un incontro di gusto tra mare e montagna per una birra artigianale che regala il sole della costa e la limpidezza delle sorgenti pure di alta quota.
Magnifica come aperitivo è anche una ottima e versatile birra da pasto. Trova la sua ideale vitalità con i crudi di pesce, i formaggi freschi ed i piatti della tradizione della cucina di mare italiana.

Natale/ Salato

Sgagliozze

Il termine sgagliozzi rimanda all’etimologia di scaglia, pezzo grossolanamente tagliato; tuttavia, giova ricordare che nel Sud Italia la parola scagliozza indica anche la moneta, quindi si può mettere anche in relazione con il colore dorato della pietanza.

Alias schiacciatine di farina di granoturco, le nostre sgagliozze sono per l’appunto fette di polenta, che generalmente vengono lasciate a seccare qualche giorno dopo la preparazione per perdere un po’ del suo contenuto d’acqua e poter essere fritte senza sciogliersi nell’olio bollente. Tagliate a forma di piccoli rombi o di triangoli vengono fritte in abbondante olio bollente e salate.

A Bari è tradizione trovare questa preparazione in bancarelle improvvisate ed allestite nel centro storico, in particolare nei giorni di festa (Natale o le due festività dedicate a San Nicola di Bari).

Così per tradizione, alla messa che ogni anno si celebra a Bari, all’alba del 6 Dicembre nella Basilica dedicata a San Nicola, si recano le ragazze da marito, spesso accompagnate da mamme, nonne, zie…

Ai primi bagliori dell’alba, quando tutta la città sembra deserta ed addormentata, basta raggiungere il sagrato della Basilica, per accorgersi che buona parte delle donne di Bari è lì.

Non c’è distinzione di classe sociale, dalle aristocratiche alle popolane, dalle studentesse alle professioniste, tutte, proprio tutte…infagottate in grandi sciarpe e celate dietro scuri occhiali da sole, si apprestano a chiedere la grazia di trovare marito, assistendo alla Santa Messa. La celebrazione è talmente affollata che non tutta la gente riesce a trovare posto in chiesa, ma le nubili attendono pazientemente il loro turno per compiere i 3 giri rituali intorno ad una certa colonna della chiesa, rito indispensabile per propiziare il tanto sospirato miracolo!

A questo punto, vi starete chiedendo cosa c’entri il cibo di strada con San Nicola e le zitelle.

Ebbene, le donne della città vecchia, già avvezze durante tutto l’anno alla vendita, sull’uscio di casa, di pasta fresca fatta a mano (orecchiette, minuicchie, strascinati, cavatelli…), all’alba del 6 Dicembre, per confortare il popolo delle zitelle infreddolite, vendono, dalle finestre delle case che si affacciano sui vicoli del borgo antico, cartocci di carta paglia con Popizze e Sgagliozze bollenti.

Ma le sgagliozze baresi, difficile da credere…ma vero, nel 2012 sono state elogiate da parte della blasonata rivista Americana “Newsweek”, tanto da rientrare, a pieno titolo, in una loro classifica stilate per recensire i migliori 101 posti dove mangiare in Europa.

La sezione è dominata da ristoranti parigini e madrileni, pub tedeschi e caffè russi.

E in Italia si legge, con sorpresa, che tra lo street food c’è la signora Maria delle sgagliozze di Bari vecchia.

Accanto al famosissimo “Caffè del Duomo” di Firenze e all’osteria “Giusti” di Modena, c’è anche, nella mini sezione sul “cibo da strada”, Maria delle sgagliozze di Bari Vecchia, o una delle sue colleghe che quasi ogni sera armate di tavolini, tegami e tutto il necessaire per la cucina occupano le loro postazioni nel borgo vecchio. La descrizione è stata affidata a Jamie Olivier, uno dei 53 migliori chef del mondo, che non lascia spazio a dubbi: “C’è una signora molto vecchia – penso che abbia un solo dente – che siede su uno sgabello basso con accanto un mucchio di polenta che sembra un cumulo di lingotti d’oro. Di fronte a lei c’è un calderone di olio bollente. La signora fa sgocciolare una delle barrette di polenta, fritta nell’olio bollente, e la serve su un foglio di carta con un po’ di sale. Straordinariamente delizioso”.

Non mi resta che darvi la ricetta per la preparazione della polenta…perché è da lì che dovete partire.

Sgagliozze

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da Taniuccia n° persone: 4
Tempo di preparazione: 1h 40 min.

In Italia sono molto utilizzate farine di diversi tipi di mais, più o meno raffinate e disponibili in granulometrie diverse: dalla cosiddetta farina "bramata", a grana più grossa, usata soprattutto nel nord per la polenta, alla farina "fioretto", usata anche per la panatura dei fritti e per la preparazione di dolci della tradizione contadina, al cosiddetto "fumetto", una farina a grana finissima ricavata dalla parte più interna dei chicchi di mais, usata anche in pasticceria e, raramente, per panificare. Non contiene glutine.

Ingredienti

  • - 350 gr di farina di mais (di cui 200 gr "bramata" e 150 gr "fioretto");
  • - 2 lt di acqua;
  • - 1/2 cucchiaio di sale.;
  • - 500 ml di olio e.v.o..

Preparazione

1

Mettete sul fuoco a bollire l’acqua in una pentola e salarla. A bollore, si può procedere versando lentamente le due farine miscelate. Versatene un po' per volta, lasciando cadere a pioggia con una mano e, contemporaneamente, mescolate energicamente con un cucchiaio di legno (fintanto che la farina non inizierà ad addensarsi, potrete utilizzare una frusta d'acciaio) con l'altra mano, così da evitare che si formino dei grumi.

2

Abbassate la fiamma a metà e continuate sempre a mescolare. La cottura dovrà durare almeno 50 minuti, meglio se un'ora. Aumentando i tempi di cottura la polenta sarà più digeribile e perderà il sapore amarognolo.

3

Verificate la consistenza della polenta. Se vi sembrerà molto densa potrete comunque aggiungere dell'acqua, altrimenti lasciate cuocere ancora.

4

Una volta pronta, la polenta va versata su un tagliere in legno e stesa fino a raggiungere uno spessore di circa mezzo centimetro.

5

La polenta così ben distesa si lascia raffreddare per un po’ prima di tagliarla in rombi, in quadratini piuttosto che in triangolini di circa 6/8 cm (per lato). Se preferite potrete conservarla, in frigo, fino al giorno dopo per farla asciugare del tutto, ponendola su di un canovaccio.

6

Ogni trancio di polenta va fritto in una padella abbastanza alta, in modo tale che le fette affondino quasi totalmente, con abbondante olio bollente.

7

La frittura delle sgagliozze deve essere omogenea, da entrambi i lati e quando sembrano ben dorate e croccanti vanno estratte dall’olio e sgocciolate.

8

Con una spolverata di sale le sgagliozze sono pronte per essere mangiate...calde, calde!

Note

IL VINO: vi consiglio di abbinare un ottimo rosso corposo come il Valpolicella Superiore Doc o il Primitivo di Manduria. Le sgagliozze sono molto economiche e mangiarle per strada passeggiando per Bari Vecchia, servite dalle signore del centro storico, bollenti in cartocci a forma di cono è divertente e suggestivo.